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Ambiente

Servizi

RIFIUTI

Gambiente S.r.l. progetta e autorizza impianti per il trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e industriali:

  • smaltimento e recupero relative al deposito del suolo di rifiuti inerti;
  • impianti di trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non (cernite e stoccaggi);
  • impianti di compostaggio delle biomasse vegetali;
  • impianti per trattamento, recupero, e smaltimento RSU e assimilabili;
  • impianti di demolizione di autoveicoli;
  • impianti di smaltimento fanghi in agricoltura;
  • impianti mobili di smaltimento e recupero.


Inoltre, Gambiente S.r.l la documentazione tecnica e amministrativa necessaria per richiedere le autorizzazioni.

AUTORIZZAZIONE ALLO SCARICO DELLE ACQUE

L'inquinamento atmosferico è all'origine di molti fenomeni negativi per l'ambiente, da quelli più locali, come lo smog per esempio nelle aree urbane e suburbane, a quelli che fanno sentire i loro effetti su una scala territoriale più ampia, come le piogge acide, sino ad arrivare ai fenomeni planetari come il buco nell'ozono e l'effetto serra.

L'attuale legislazione prevede:

  • autorizzazioni alle emissioni (D. Lgs. 152/06, art. 269);
  • autorizzazioni di impianti e attività in deroga (D. Lgs. 152/06, art.272).







Gambiente S.r.l. sviluppa tutta la documentazione per conseguire l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera. In particolare elabora:

  • relazione tecnica;
  • allegati tecnici;
  • allegati grafici;
  • eventuale studio della dispersione degli inquinanti;
  • assistenza nell’iter di autorizzazione.

RECUPERO ENERGETICO

Gambiente S.r.l. propone progetti per l'applicazione della digestione anaerobica al trattamento dei rifiuti finalizzata al recupero energetico, utilizzando il biogas prodotto, e allo stesso tempo consente di produrre, attraverso il trattamento aerobico del fango digerito, un residuo stabilizzato impiegabile come ammendante organico in agricoltura o per ripristini ambientali.

VALUTAZIONE IMPATTO ACUSTICO ESTERNO - RUMORE AMBIENTALE

Riferimenti legislativi:
Legge 447/95

Target:
Qualsiasi tipo di attività è tenuta a rispettare i limiti previsti dalla legge, ma la relazione sull'impatto acustico ambientale viene più frequentemente richiesta ad attività rumorose, che arrechino disturbo alla comunità o a tutte le aziende di nuova costituzione o in procinto di trasferire la propria sede.

Modalità di erogazione:
Il servizio è articolato in 4 fasi:

  • rilevazione del livello di rumorosità prodotto da ogni macchinario o dalle varie attività nelle usuali condizioni di lavoro;
  • calcolo del livello di emissione sonora nelle varie condizioni;
  • valutazione della compatibilità o meno dell'attività rilevata con la zona in cui si trova ad essere inserita o in cui si prevede di inserirla;
  • redazione e consegna dell'anali effettuata.

ANALISI CHIMICHE AMBIENTALI

Gambiente S.r.l., in collaborazione con laboratori chimici, fornisce servizi per analisi chimiche come di seguito elencato:

  • analisi e classificazione di acque reflue e di prima pioggia;
  • analisi e caratterizzazione di rifiuti;
  • caratterizzazione di siti inquinati;
  • analisi di emissioni in atmosfera.


Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA-IPPC)
Gambiente S.r.l. sviluppa per le aziende tutta la documentazione necessaria per conseguire l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

La Direttiva Comunitaria 96/61/CE, così detta direttiva IPPC ha introdotto i concetti innovativi dell'approccio preventivo alle problematiche ambientali, con l'adozione delle migliori tecniche disponibili al fine di limitare il trasferimento dell'inquinamento da un comparto all'altro, portando al superamento dell'approccio "command and control" con il coinvolgimento del gestore dell'impianto, quale soggetto attivo e propositivo, alla trasparenza del procedimento amministrativo e al coinvolgimento del pubblico e di tutti i portatori di interessi.

L'Italia ha recepito la direttiva comunitaria con il D. Lgs. 372/99, che ha reso operativa nell'ordinamento nazionale l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), anche se limitatamente agli impianti industriali esistenti. Il suddetto decreto è stato successivamente abrogato dal D. Lgs 59/05 che ha esteso il campo di applicazione dell'AIA agli impianti nuovi e alle modifiche sostanziali apportate agli impianti esistenti.

L'autorità competente al rilascio dell'Autorizzazione integrata Ambientale è la Regione, quale referente per il rilascio dell'atto di autorizzazione.

TRATTAMENTO DELLE ACQUE PIOVANE DI PIAZZALE

Premessa e riferimenti normativi
Il problema dell'inquinamento delle acque di dilavamento o di prima pioggia, sorge laddove esse vengono a contatto con elementi che si trovano sui piazzali degli insediamenti industriali/artigianali, per esigenze produttive o per caso (sversamenti accidentali).
Le principali norme vigenti permettono però, tramite una visione di insieme, di intraprendere una linea guida in merito a questo argomento.
In particolare si fa riferimento al Decreto Legislativo 11 maggio 1999, n° 152 "disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento ... ", detto "decreto acque" ed approvato nella versione aggiornata con il D.Lgs. no 258 dei 18 agosto 2000 (correzioni ed integrazioni al D.Lgs. no 152/99).

Definizione di acqua di prima pioggia e soggetti “obbligati”

Sono considerate acque di prima pioggia quelle corrispondenti per ogni evento meteorico ad una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita sull'intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio.
Ai fini dei calcolo delle portate, si stabilisce che:
-l'evento si verifichi in 15 minuti;
-i coefficienti di afflusso alla rete si assumono pari a:

  • 1 per le superfici coperte, lastricate od impermeabilizzate;
  • 0.3 per le superfici permeabili di qualsiasi tipo;


Le acque che debbono essere assoggettate a particolare trattamento, prima dei loro scarico sul suolo o negli strati superficiali dei sottosuolo; esse devono provenire da una superficie computata escludendo le aree a verde e costituiscono pertinenza dei seguenti insediamenti:

  • industria petrolifera;
  • industria chimica;
  • trattamento e rivestimento dei metalli;
  • concia e tinture delle pelli e dei cuoio;
  • produzione della pasta carta, della carta e dei cartone;
  • produzione di pneumatici;
  • stazioni di distribuzione dei carburante;
  • autofficine;
  • carrozzerie;
  • autolavaggi;
  • depositi di mezzi di trasporto pubblico;
  • depositi di rifiuti, centri di cernita e/o trasformazione degli stessi;
  • depositi di rottami;
  • depositi di veicoli destinati alla demolizione;
  • depositi all'ingrosso di sostanze liquide e/o solide, limitatamente a quelle prodotte nelle industrie petrolifere e chimiche.


La stessa Deliberazione Regionale prevede che "il trattamento delle acque di prima pioggia deve attuarsi per eventi meteorici che si succedono a distanza, l'uno dall'altro, non inferiore a 48 ore". Questo trova spiegazione nel fatto che dal momento in cui l'acqua della prima precipitazione dilava il piazzale, è necessario un certo tempo per raggiungere livelli di inquinanti depositati sul piazzale tali da pregiudicare la qualità dell'acqua del secondo dilavamento.

Caratteristiche dello scarico finale
Le acque di prima pioggia e quelle acque di lavaggio delle superfici degli insediamenti rientrano nella definizione di "acque reflue industriali" (D.Lgs. n° 152/99, art. 6), e come tali, per lo scarico finale in acque superficiali o in fognatura pubblica, devono essere conformi ai limiti di emissione indicati nella tabella 3 dell'Allegato A dei "decreto acque", o, se definiti ai sensi dei D.Lgs. n° 152/99, art. 28.2, ai valori limite definiti dalle Regioni.

Metodologie di trattamento delle acque meteoriche
Le acque meteoriche raccolte sui piazzali possono ritenersi potenzialmente inquinate da tracce di oli lubrificanti, di carburanti, di metalli pesanti e corpi solidi in genere.

Secondo la Legge sono soggette a trattamento quelle raccolte durante i primi 5 mm di pioggia e, nel caso di piogge particolarmente intense, le acque eccedenti, vengono avviate direttamente allo scarico tramite una canalizzazione di by-pass.

In molti casi però, gli enti locali che rilasciano l’autorizzazione allo scarico, distinguono le applicazioni necessarie a secondo delle dimensioni della superficie di raccolta delle acque meteoriche nel seguente modo:




Il fenomeno meteorico si ipotizza avvenire in 15 minuti, pertanto per evitare sovradimensionamenti inutili del sistema di trattamento è bene prevedere sempre un sistema di sfioro che allontani le acque dal trattamento, dopo i primi 5 mm di piovosità.

Impianti compatti per lo smaltimento delle acque meteoriche (trattamento di sedimentazione e di disoleazione per tutta la durata dell’evento meteorico) adatti ad aree inferiori ai 2000 m<sup>2</sup>
Dal punto di vista tecnico, un’ impianto di trattamento compatto delle acque reflue inquinate da eventuali idrocarburi, deve prevedere innanzi tutto un comparto di sedimentazione, nella quale si depositano per gravità le sostanze pesanti.

Successivamente al comparto di sedimentazione è sempre necessario un comparto di disoleazione atto a rimuovere le sostanze oleose presenti nel liquame da trattare.

I disoleatori sono sistemi statici che funzionano per gravità, ossia la separazione di oli, nafte, benzine etc., si ottiene sfruttando le differenze di densità degli idrocarburi rispetto a quella dell'acqua.

L'acqua da depurare arriva al disoleatore passando attraverso una zona di calma che permette alle sostanze oleose di risalire in superficie;

All'interno del disoleatore si può avere una zona di raccolta degli oli, la quale rende possibile la separazione del prodotto di risulta senza la presenza di residui acquosi.

Tutte le acque eccedenti il volume massimo trattabile devono essere inviate alla condotta di by-pass, e da qui allo scarico finale.

L'ottimale funzionamento di un’ impianto compatto, ovvero la sua capacità di separazione, dipende da vari fattori fra cui le condizioni chimico-fisiche dell'acqua di scarico e la quantità di sostanze in sospensione.

Pollution Zero propone per gli impianti compatti 2 tipi di manufatti prefabbricati, che si differenziano per le diverse necessità impiantistiche, per la tipologia di area da servire e per il costo:

  • impianti in polietilene tipo “Light-rain”;
  • impianti in vetroresina tipo “Fiber-rain”


Impianti in polietilene tipo “Light-rain”
Il Light-rain è un’ impianto di trattamento prefabbricato e preassemblato realizzato in polietelilene ad alta densità. Si tratta di un unico contenitore suddiviso in due distinte zone per una separazione gravitazionale dei solidi sedimentabili, degli oli e dei grassi.

La scelta del separatore avviene di norma in funzione della portata istantanea immessa al trattamento al momento dello scarico.

Impianti in vetroresina tipo “Fiber-rain”
I bacini di questo particolare impianto, sono interamente realizzati in resina poliestere armata con fibra di vetro che rende gli apparecchi leggeri ma estremamente robusti sia dal punto di vista meccanico che per la resistenza all’aggressione chimica. Anche in questo caso i disoleatori si basano sul principio di funzionamento della separazione gravitaria di sostanze a diverso peso specifico.

Gli impianti prefabbricati in vetroresina comprendono in un unico contenitore, i comparti di sedimentazione e disoleazione completi di coperchio superiore pedonabile realizzati con lo stesso materiale plastico.

I manufatti possono essere totalmente o parzialmente interrati a seconda delle modalità di alimentazione.

Impianti per il trattamento delle acque meteoriche di prima pioggia (trattamento di stoccaggio, di sedimentazione e di disoleazione per portate corrispondenti ad evento meteorico della durata di 15 minuti) adatti ad aree superiori ai 2000 m<sup>2</sup>
Principio di funzionamento:
All’inizio della precipitazione l’acqua confluisce alla vasca di sedimentazione dove le particelle di inerte decantano, quindi attraverso una valvola di non ritorno, tutta l’acqua confluisce nella vasca di accumulo. La stessa vasca di accumulo è dimensionata per ricevere un quantitativo d’acqua pari a:

superficie utile in m<sup>2</sup> del piazzale x 5 mm di acqua piovana x coefficiente di afflusso x coefficiente di sicurezza (1,2-1,3)

Una volta saturata la capacità della vasca, la valvola di non ritorno si chiude e non permette l’accesso ad ulteriore refluo che fuoriesce dal troppo pieno (by-pass) della vasca di sedimentazione che è collegato direttamente al pozzetto di campionamento, e da questo allo scarico finale.

A questo punto inizia il ciclo dell’acqua meteorica stoccata che necessita di trattamento depurativo.

Al completo riempimento della vasca di accumulo, un elettrolivello da il consenso alla pompa di svuotamento, ma un ritardatore programmabile attiva la stessa solo dopo 48 ore. A questo punto il quadro elettrico darà l'impulso alla pompa di scaricare le acque accumulate nel disoleatore. Se l'evento meteorico si ripete prima che siano trascorse le 48 ore dopo la cessazione delle ultime piogge tutta l’acqua passa direttamente attraverso il sistema di troppo pieno.

Una volta disoleata l’acqua può confluire o nel corpo ricettore previsto, oppure attraverso uno specifico impianto per il trattamento chimico degli inquinanti residui presenti nelle acque di piazzale.

Il fenomeno meteorico si ipotizza avvenire in 15 minuti, pertanto per evitare sovradimensionamenti inutili del sistema di trattamento è bene prevedere sempre un sistema di sfioro che allontani le acque dal trattamento, dopo i primi 5 mm di piovosità.

Impianti compatti per lo smaltimento delle acque meteoriche (trattamento di sedimentazione e di disoleazione per tutta la durata dell’evento meteorico) adatti ad aree inferiori ai 2000 m<sup>2</sup>
Dal punto di vista tecnico, un’ impianto di trattamento compatto delle acque reflue inquinate da eventuali idrocarburi, deve prevedere innanzi tutto un comparto di sedimentazione, nella quale si depositano per gravità le sostanze pesanti.

Successivamente al comparto di sedimentazione è sempre necessario un comparto di disoleazione atto a rimuovere le sostanze oleose presenti nel liquame da trattare.

I disoleatori sono sistemi statici che funzionano per gravità, ossia la separazione di oli, nafte, benzine etc., si ottiene sfruttando le differenze di densità degli idrocarburi rispetto a quella dell'acqua.

L'acqua da depurare arriva al disoleatore passando attraverso una zona di calma che permette alle sostanze oleose di risalire in superficie;

All'interno del disoleatore si può avere una zona di raccolta degli oli, la quale rende possibile la separazione del prodotto di risulta senza la presenza di residui acquosi.

Tutte le acque eccedenti il volume massimo trattabile devono essere inviate alla condotta di by-pass, e da qui allo scarico finale.

L'ottimale funzionamento di un’ impianto compatto, ovvero la sua capacità di separazione, dipende da vari fattori fra cui le condizioni chimico-fisiche dell'acqua di scarico e la quantità di sostanze in sospensione.

Pollution Zero propone per gli impianti compatti 2 tipi di manufatti prefabbricati, che si differenziano per le diverse necessità impiantistiche, per la tipologia di area da servire e per il costo:

Impianti in polietilene tipo “Light-rain”in vetroresina tipo “Fiber-rain”

Impianti in polietilene tipo “Light-rain”
Il Light-rain è un’ impianto di trattamento prefabbricato e preassemblato realizzato in polietelilene ad alta densità. Si tratta di un unico contenitore suddiviso in due distinte zone per una separazione gravitazionale dei solidi sedimentabili, degli oli e dei grassi.

La scelta del separatore avviene di norma in funzione della portata istantanea immessa al trattamento al momento dello scarico.

Impianti in vetroresina tipo “Fiber-rain”
I bacini di questo particolare impianto, sono interamente realizzati in resina poliestere armata con fibra di vetro che rende gli apparecchi leggeri ma estremamente robusti sia dal punto di vista meccanico che per la resistenza all’aggressione chimica. Anche in questo caso i disoleatori si basano sul principio di funzionamento della separazione gravitaria di sostanze a diverso peso specifico.

Gli impianti prefabbricati in vetroresina comprendono in un unico contenitore, i comparti di sedimentazione e disoleazione completi di coperchio superiore pedonabile realizzati con lo stesso materiale plastico.

I manufatti possono essere totalmente o parzialmente interrati a seconda delle modalità di alimentazione.

Impianti per il trattamento delle acque meteoriche di prima pioggia (trattamento di stoccaggio, di sedimentazione e di disoleazione per portate corrispondenti ad evento meteorico della durata di 15 minuti) adatti ad aree superiori ai 2000 m<sup>2</sup>
Principio di funzionamento:
All’inizio della precipitazione l’acqua confluisce alla vasca di sedimentazione dove le particelle di inerte decantano, quindi attraverso una valvola di non ritorno, tutta l’acqua confluisce nella vasca di accumulo. La stessa vasca di accumulo è dimensionata per ricevere un quantitativo d’acqua pari a:

superficie utile in m<sup>2</sup> del piazzale x 5 mm di acqua piovana x coefficiente di afflusso x coefficiente di sicurezza (1,2-1,3)

Una volta saturata la capacità della vasca, la valvola di non ritorno si chiude e non permette l’accesso ad ulteriore refluo che fuoriesce dal troppo pieno (by-pass) della vasca di sedimentazione che è collegato direttamente al pozzetto di campionamento, e da questo allo scarico finale.

A questo punto inizia il ciclo dell’acqua meteorica stoccata che necessita di trattamento depurativo.

Al completo riempimento della vasca di accumulo, un elettrolivello da il consenso alla pompa di svuotamento, ma un ritardatore programmabile attiva la stessa solo dopo 48 ore. A questo punto il quadro elettrico darà l'impulso alla pompa di scaricare le acque accumulate nel disoleatore. Se l'evento meteorico si ripete prima che siano trascorse le 48 ore dopo la cessazione delle ultime piogge tutta l’acqua passa direttamente attraverso il sistema di troppo pieno.

Una volta disoleata l’acqua può confluire o nel corpo ricettore previsto, oppure attraverso uno specifico impianto per il trattamento chimico degli inquinanti residui presenti nelle acque di piazzale.



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